{"id":60362,"date":"2022-04-30T20:40:04","date_gmt":"2022-04-30T19:40:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.orgelimstephansdom.at\/?p=60362"},"modified":"2022-04-30T20:40:04","modified_gmt":"2022-04-30T19:40:04","slug":"st-udire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/?p=60362","title":{"rendered":"St. Udire"},"content":{"rendered":"<p>das heilige, heilende, heile Lauschen<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Der Treccani spricht:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\"><strong>udire<\/strong> (audire; odire). &#8211; 1. Compare in tutte le opere, compresi il Fiore e il Detto, con un indice di frequenza abbastanza elevato (234 presenze complessive); le forme pi\u00f9 attestate sono l&#8217;infinito, il passato remoto e il presente indicativo. Nella coniugazione sono da notare: imperf. ind. I singol. udiva e udia, pass. rem. I singol. ud\u00eco, udi&#8216; (Parodi, Lingua 255) e audivi (If XXVI 78), III singol. ud\u00eco e ud\u00ece (Parodi, Lingua 244), imperf. cong. I singol. udesse, III singol. audesse (Vn XXXI 15 59); imper. II singol. audi (Cv IV XXIV 14); part. pass. odito (Rime dubbie XIX 1). \u201b Audire &#8218; e derivati non devono essere necessariamente considerati come latinismi, perch\u00e9 sono attestati anche nella tradizione \u201b siciliana &#8218; (Giacomo da Lentini) e toscana (B. Latini); cfr. in proposito Barbi, Vita Nuova, p. CCLXXXVI; Petrocchi, a If XXVI 78 e Introduzione 434. Tali forme si presentano ancora, oltre ai casi gi\u00e0 riportati, in Vn VII 3 4, 7, VIII 6 9, 7, XII 11 11, XIX 22, XXII 4, XL 10 9, Rime XLVIII 7 e LX 8.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #999999;\">2. Con un riferimento diretto alla funzione sensoriale preposta alla percezione dei suoni, u. ricorre in Cv III II 12 la potenza vegetativa, per la quale si vive, \u00e8 fondamento sopra &#8218;l quale si sente, cio\u00e8 vede, ode, gusta, odora e tocca. L&#8217;infinito sostantivato \u00e8 inoltre usato di frequente per indicare la stessa funzione, i suoi organi o l&#8217;atto di esercitarla: Pd XXVII 6 Ci\u00f2 ch&#8217;io vedeva mi sembiava un riso \/ de l&#8217;universo; per che mia ebbrezza \/ intrava per l&#8217;udire e per lo viso; Pg XVI 36 se veder fummo non lascia,\/ l&#8217;udir ci terr\u00e0 giunti in quella vece; e cos\u00ec in Rime XLVIII 8 (sostantivato), Cv II VI 1, Pg VIII 8, XIV 136, Pd XXI 61.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #999999;\">L&#8217;uso assoluto del verbo si presta a indicare &#8220; un ascoltatore &#8220; mediante una proposizione relativa: Cv III X 9 molte volte credendosi [a] alcuno dar loda, si d\u00e0 biasimo, o per difetto de lo dicitore o per difetto di quello che ode; Pd XVII 139 l&#8217;animo di quel ch&#8217;ode, non posa \/ n\u00e9 ferma fede per essempro ch&#8217;aia \/ la sua radice incognita e ascosa. In quest&#8217;ultimo esempio \u00e8 per\u00f2 documentata un&#8217;accezione particolare del verbo; le parole di Cacciaguida, pur enunciando una verit\u00e0 di carattere generale, implicano un riferimento diretto alle finalit\u00e0 d&#8217;insegnamento morale prevalenti nel poema, sicch\u00e9, pi\u00f9 che a generici &#8220; ascoltatori &#8222;, accennano ai &#8220; lettori &#8220; della Commedia; del resto, anche in Ep XIII 46 e 49 ricorre \u201b auditor &#8218; in relazione alla precettistica retorica ciceroniana, ma con implicita allusione ai lettori del poema.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #999999;\">Sempre usato assolutamente pu\u00f2 quindi valere sia &#8220; percepire con l&#8217;udito &#8220; quanto altri dice, sia &#8220; ascoltare &#8222;, &#8220; prestare attenzione &#8220; a chi parla: Pg XXVI 100 e sanza udire e dir pensoso andai (&#8220; sanza udire: tace Guido; sanza dir: tace Dante &#8222;, Mattalia); Pd III 31 Per\u00f2 parla con esse e odi e credi; e cos\u00ec in Rime LXX 9 (sostantivato), Cv IV II 16, Pg XXXI 68, Pd XXXI 42, Fiore CIV 4. In If V 15 dicono e odono e poi son gi\u00f9 volte, \u00e8 stata spesso notata la contraddizione fra odono e la descrizione che del modo tenuto da Minosse nell&#8217;indicare la pena si d\u00e0 al v. 6; pi\u00f9 interessa notare il valore pregnante del verbo (&#8220; ascoltano la sentenza &#8222;). Pari pregnanza si ha in VII 94 [la Fortuna] s&#8217;\u00e8 beata e ci\u00f2 non ode, &#8220; pur udendole, non bada &#8220; alle lamentele degli uomini. Quanto all&#8217;alternanza, nei codici antichi, tra u. e \u201b savere &#8218;, cfr. la nota del Petrocchi a Pd V 111.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #999999;\">Con le stesse accezioni il verbo ricorre anche al passivo: Vn XII 2 misimi ne la mia camera, l\u00e0 ov&#8217;io potea lamentarmi sanza esser udito; Pg XIII 31. A parere della Vecchia, quando una donna riceve l&#8217;amante, deve fargli credere ch&#8217;ella dotta troppo esser udita (Fiore CLXXX 4): sembra logico congetturare un uso diverso da quello proprio e interpretare &#8220; teme di divenir oggetto della maldicenza altrui &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #999999;\">Ha senso proprio negl&#8217;incisi com&#8217;hai udito (Pg XXVI 80) e per quel ch&#8216; i&#8216; odo (XXVI 107). Ma quando D., rivolgendosi a Farinata, osserva: El par che voi veggiate, se ben odo, \/ dinanzi quel che &#8218;l tempo seco adduce (If X 97), bisogner\u00e0 interpretare &#8220; se intendo bene &#8222;, &#8220; se ho ben compreso la profezia fattami &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">3. Il valore fondamentale del verbo risulta pi\u00f9 chiaro quando \u00e8 usato come transitivo e sono indicati i suoni o i rumori percepiti dal soggetto: Cv II XIII 24 s\u00ec \u00e8 l&#8217;anima intera, quando l&#8217;ode [la musica], e la virt\u00f9 di tutti quasi corre a lo spirito sensibile che riceve lo suono; If XVI 1 s&#8217;udia &#8218;l rimbombo \/ de l&#8217;acqua che cadea; II 106 Non odi tu la pieta del suo pianto&#8230;? (&#8220; come dire: sei insensibile a, non ti tocca, non ti muove a piet\u00e0 il suo affanno? &#8222;, Mattalia); IV 79 Intanto voce fu per me udita: \/ &#8220; Onorate l&#8217;altissimo poeta&#8230; &#8222;; Pg VIII 5 lo novo peregrin&#8230; ode squilla di lontano \/ che paia il giorno pianger che si more; XXIX 152 un tuon s&#8217;ud\u00ec. Altri esempi in Rime LXXXIV 6, Cv II VI 3, If III 32, VIII 112, XXV 96, XXX 148, Pg IX 143, XIII 41, XVII 79, XX 140, XXIII 13; Fiore XXVI 1, CLXX 14, Detto 419. In particolare, con riferimento alle battute di un colloquio: Pg VIII 61 E come fu la mia risposta udita; XIII 97 Questo mi parve per risposta udire; Fiore CLXXII 1 E quando tu udirai la sua domanda; CCXXVIII 1.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">A proposito di componimenti poetici che, per il fatto di essere musicati, oltre che letti, potrebbero &#8220; essere ascoltati &#8222;: Rime LXXX 2 Voi che savete ragionar d&#8217;Amore, \/ udite la ballata mia pietosa (ma si potrebbe interpretare anche &#8220; prestate attenzione alla&#8230; &#8222;); e cos\u00ec in Vn XX 1 (prima occorrenza).<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Con una certa frequenza, specie nella Vita Nuova, u. \u00e8 collegato con il sostantivo \u201b parole &#8218;, dando vita a congiunture sintattiche assai varie, che talora incidono anche sul valore del verbo. Cos\u00ec, accanto a moduli come quello attestato in Pg VII 20 S&#8217;io son d&#8217;udir le tue parole degno (altro esempio in Fiore CLXXVI 10), si hanno costrutti sintattici complessi: Vn XVIII 5 mi parea udire le loro parole uscire mischiate di sospiri (&#8220; ascoltare le parole che uscivano loro di bocca accompagnate e interrotte dai sospiri &#8222;, Casini); e si vedano inoltre XXII 3 (seconda occorrenza), XXIII 7 (due volte). L&#8217;omissione dell&#8217;articolo fa assumere al sintagma un&#8217;accezione particolare: XXII 7 passando queste donne, udio parole di lei e di me in questo modo che detto \u00e8, &#8220; sentii che queste donne parlavano di Beatrice e di me nel modo che \u00e8 stato riferito &#8222;; e cos\u00ec in XXII 3 (prima occorrenza), V 1 (dove le parole che \u201b si udivano &#8218; de la regina de la gloria sono le laudi e le preci innalzate alla Vergine in una chiesa). E si noti l&#8217;uso di dicer con valore passivo, in Rime CXVI 41 Quando son presso, parmi udir parole \/ dicer &#8220; Vie via vedrai morir costui! &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Talora il complemento oggetto retto da u. \u00e8 espresso da un sostantivo che, semanticamente, non indica suono o rumore; in questi casi il verbo vale &#8220; sentir ricordare &#8222;, &#8220; sentir proporre &#8222;, &#8220; sentir enunciare &#8220; e simili, a seconda del contesto: Cv IV XXIX 6 la statua sempre afferma la buona oppinione in quelli che hanno la buona fama [&#8220; che hanno sentito parlare della&#8230; &#8222;] di colui cui \u00e8 la statua; If XXII 107 Cagnazzo&#8230; disse: &#8220; Odi malizia \/ ch&#8217;elli ha pensata&#8230;! &#8222;; v. 118 O tu che leggi, udirai nuovo ludo (&#8220; sentirai narrare &#8220; una gara singolare); e cos\u00ec in Pg XVI 33 maraviglia udirai, XXIV 57 [il] dolce stil novo ch&#8217;i&#8216; odo, v. 128 udendo colpe de la gola (&#8220; udendo ricordare &#8220; esempi di gola puniti), XXVII 41 udendo il nome di Beatrice, &#8220; sentendolo ricordare &#8220; da Virgilio; Pd XXIII 52 io udi&#8216; questa profferta; Detto 441 nul mal conto \/ di tua bocca non s&#8217;oda.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">In molti esempi quanto \u00e8 percepito dal soggetto viene espresso mediante un infinito, una proposizione infinitiva o un&#8217;oggettiva: Rime LXXIII 1 Chi udisse tossir la mal fatata \/ moglie di Bicci; If V 70 Poscia ch&#8216; io ebbi &#8218;l mio dottore udito \/ nomar le donne antiche e&#8216; cavalieri; e cos\u00ec in Vn XXXII 6 9, Pg XXVI 97, Pd XIV 34, Fiore CIV 12, CCIV 2.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">A qualche incertezza d\u00e0 luogo la struttura sintattica di If XIII 114 [il cacciatore] ode le bestie, e le frasche stormire; bisogna supporre che ode regga, alquanto irregolarmente, due complementi oggetti di natura diversa: un sostantivo e una proposizione infinitiva; ma si potrebbe anche pensare a una specie di endiadi (&#8220; ode stormire le frasche mosse dalle bestie &#8222;); cfr. Petrocchi, ad l.; Sapegno, Chimenz.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">I verbi pi\u00f9 frequentemente retti da u. sono \u201b dire &#8218; e \u201b parlare &#8218;; poich\u00e9 i passi nei quali compaiono questi sintagmi si prestano anche ad altre osservazioni, qui di seguito sono date solo alcune fra le occorrenze possibili, essendo le altre citate nel corso della voce.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">\u201b U. dire &#8218; per lo pi\u00f9 serve a introdurre un discorso diretto: If XXXII 19 dicere udi&#8217;mi: &#8220; Guarda come passi&#8230; &#8222;; e cos\u00ec in XXVII 19, Rime CXVII 7. In altri usi: Rime LX 8 audendo dire e dir di suo valore, &#8220; sentendo parlare &#8220; delle sue virt\u00f9; Fiore CXCVII 13 ch&#8217;i&#8216; udisse dire, usato come inciso, &#8220; per quanto ho sentito dire &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">A soluzioni pi\u00f9 varie, anche semanticamente, d\u00e0 origine il rapporto logico fra u. e \u201b parlare &#8218;. Gli esempi pi\u00f9 ovvi sono quelli offerti in Vn XXII 5 Chi dee mai essere lieta di noi, che avemo udita parlare questa donna cos\u00ec pietosamente?; XXII 15 11, If XXVI 78 in questa forma lui parlare audivi; Fiore XI 1, LXXIII 10, LXXXI 1. Talora i due atti sono indicati in proposizioni coordinate: Cv IV II 8 lo tempo \u00e8 da provedere, s\u00ec per colui che parla come per colui che dee udire; If XIV 62 il duca mio parl\u00f2 di forza \/ tanto, ch&#8217;i&#8216; non l&#8217;avea s\u00ec forte udito; e cos\u00ec in Pd XV 70 (qui udio vale &#8220; intese &#8222;, &#8220; comprese &#8222;), XXVI 96. Il riferimento a un colloquio \u00e8 marcato in If V 94-95 Di quel che udire e che parlar vi piace, \/ noi udiremo e parleremo a voi; XVI 93 &#8218;l suon de l&#8217;acqua n&#8217;era s\u00ec vicino, \/ che per parlar saremmo a pena uditi (da interpretare o &#8220; ci saremmo uditi l&#8217;un l&#8217;altro &#8220; [Mattalia] o &#8220; saremmo stati uditi &#8220; [Sapegno]); bench\u00e9 l&#8217;allusione a un dialogo sia molto tenue, vada qui anche Cv III VII 12 il suo parlare&#8230; genera ne la mente di chi l&#8217;ode uno pensiero d&#8217;amore. Invece il sintagma \u201b u. parlare di uno &#8218; allude a notizie conosciute per sentito dire sul conto di lui: Vn XL 2 Questi peregrini mi paiono di lontana parte, e non credo che anche udissero parlare di questa donna, e non ne sanno neente; e cos\u00ec in Cv IV XXVIII 6 (seconda occorrenza), Pd V 72.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Non sono pochi i passi del Purgatorio dove D. &#8220; si abbandona ad obliose cadenze musicali &#8220; (Momigliano) suggerite dalle voci degli angeli e dalle preghiere dei penitenti; in questi episodi il verbo u. serve da trama a unire il tessuto melodico dei canti: \u201b Te Deum laudamus &#8218; mi parea \/ udire in voce mista al dolce suono (IX 141); Ed ecco piangere e cantar s&#8217;ud\u00ece \/ \u201b Lab\u00efa m\u00eba, Domine &#8218; (Pg XXIII 10); e si vedano ancora XIII 50, XIX 43, XX 19, XXXI 98, XXXII 9, Pd XXV 98.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Nel Paradiso il distacco dalle contingenze terrene \u00e8 ancor pi\u00f9 vivamente avvertito e, quanto pi\u00f9 D. sale di cielo in cielo e tanto pi\u00f9 i beati gli appaiono come mere luci, prive di qualsiasi traccia di corporeit\u00e0, ed \u00e8 dal seno della fiamma che li avvolge che prorompe la loro voce; il poeta la ode, e ne ferma l&#8217;improvviso risonare in incisivi moduli posti in apertura di verso: Poi dentro a lei udi&#8216;: &#8220; Se tu vedessi \/ com&#8217;io la carit\u00e0 che tra noi arde&#8230; &#8220; (Pd XXII 31); Allora udi&#8216;: &#8220; Dirittamente senti, \/ se beni intendi perch\u00e9 la ripuose \/ tra le sustanze&#8230; &#8220; (XXIV 67); e cos\u00ec ai vv. 79 e 97 e in XXVI 46, XXVII 19.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Il Mattalia (a If IV 79) ha osservato che l&#8217;uso di u. in stretta correlazione con \u201b vedere &#8218; risale a uno schema espressivo largamente attestato nell&#8217;Apocalisse (cfr. Apoc. 10,1 e 4 &#8220; Et vidi alium angelum&#8230; et audivi vocem de caelo&#8230; &#8222;). Certo \u00e8 che la coesistenza dei due vocaboli \u00e8 modulo stilistico comune a tutte le opere di D., come risulta dagli esempi seguenti, che sono solo alcuni fra quelli citabili: Vn XXIV 10 dice come&#8230; io vidi e udio certe cose; Rime dubbie XIX 1 Visto aggio scritto e odito cantare \/ d&#8217;Amor; Cv IV XXV 5 lo stupore \u00e8 uno stordimento d&#8217;animo per grandi e maravigliose cose vedere o udire o per alcuno modo sentire; If I 115 e trarrotti di qui per loco etterno; \/ ove udirai le disperate strida, \/ vedrai li antichi spiriti dolenti; Pg I 69 de l&#8217;alto scende virt\u00f9 che m&#8217;aiuta \/ conducerlo a vederti e a udirti; Pd XIX 10 io vidi e anche udi&#8216; parlar lo rostro; Fiore VI 3 &#8217;n poca d&#8217;or s\u00ec forte isvanoio \/ ched i&#8216; nol vidi poi n\u00e9 no ll&#8217;udio; e cos\u00ec in Vn XXIV 11 e XXVI 2, Cv III VII 9, If XXII 97, XXIX 27, Pg IV 7, XXV 122, Pd XV 37, XX 19.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Il modulo espressivo \u00e8 anzi cos\u00ec presente alla fantasia di D. che le due azioni del vedere e dell&#8217;u. sono di frequente accostate l&#8217;una all&#8217;altra anche quando sono compiute da persone diverse; se ne d\u00e0 qualche esempio: Pg XIV 71 cos\u00ec vid&#8217;io l&#8217;altr&#8217;anima, che volta \/ stava a udir, turbarsi e farsi trista, e XXVIII 147; Pd V 104 vid&#8216; io ben pi\u00f9 di mille splendori \/ trarsi ver&#8216; noi, e in ciascun s&#8217;udie: \/ &#8220; Ecco chi crescer\u00e0 li nostri amori &#8222;; altro esempio al v. 113.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Il commento secondo il senso letterale al v. 2 della prima canzone del Convivio (Voi che &#8217;ntendendo il terzo ciel movete, \/ udite il ragionar ch&#8216; \u00e8 nel mio core, ripreso in VI 1 e 2) offre a D. l&#8217;occasione per precisare cos\u00ec il suo pensiero: non dico udite perch&#8217;elli odano alcuno suono, ch&#8217;elli non hanno senso, ma dico udite, cio\u00e8 con quello udire ch&#8217;elli hanno, ch&#8216; \u00e8 intendere per intelletto (VI 1). Il passo \u00e8 importante anche perch\u00e9 pone il problema della differenza semantica intercorrente fra u. e \u201b intendere &#8218;, spesso usati in correlazione fra loro per indicare la percezione in modo indistinto del suono di un discorso, il primo, e la piena comprensione, oltre che del suono delle parole, anche del loro significato logico, il secondo. Esempi di questa correlazione si hanno in If XXIV 74 dismontiam lo muro; \/ ch\u00e9, com&#8216; i&#8216; odo quinci e non intendo, \/ cos\u00ec gi\u00f9 veggio e neente affiguro; Pd XIV 126, Fiore XLV 3, CXXXII 12; si vedano anche Rime CXVI 13 e If XXXIII 21, dove per altro u. ha il significato di &#8220; venire a sapere &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">4. Usato con un significato pi\u00f9 limitato, u. vale &#8220; venire a sapere &#8222;, &#8220; apprendere &#8220; perch\u00e9 altri ce lo riferisce, &#8220; conoscere &#8220; per sentito dire, &#8220; sentir raccontare &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Le prime fra queste accezioni sono pi\u00f9 evidenti allorquando il verbo \u00e8 seguito da un complemento oggetto: If XXVII 65 per\u00f2 che gi\u00e0 mai di questo fondo \/ non torn\u00f2 vivo alcun, s&#8217;i&#8216; odo il vero, \/ sanza tema d&#8217;infamia ti rispondo; Pg II 71 a messagger che porta ulivo \/ tragge la gente per udir novelle; e cos\u00ec in Vn XXII 8, XL 10 9; Rime LXX 8; CV IV XXVII 16; If VI 99, Pg XXVIII 83, Pd VII 55, XVI 43, XXIX 11; Fiore XX 1; Detto 430.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">In un caso il verbo, con l&#8217;accezione di &#8220; apprendere &#8222;, \u00e8 usato assolutamente: If XI 33 A Dio, a s\u00e9, al prossimo si p\u00f2ne \/ far forza&#8230; \/ come udirai con aperta ragione. Qui va inoltre considerato Pd XVII 2 venne a Climen\u00e8, per accertarsi \/ di ci\u00f2 ch&#8217;av\u00eba incontro a s\u00e9 udito, dove il sintagma si riferisce a quanto di ostile nei suoi confronti Fetonte aveva sentito dire: e cos\u00ec in If X 127. Ha accezione diversa in Pg XXVIII 87 &#8220; L&#8217;acqua &#8222;, diss&#8217;io, &#8220; e &#8218;l suon de la foresta \/ impugnan dentro a me novella fede \/ di cosa ch&#8217;io udi&#8216; contraria a questa&#8230; &#8222;; D. infatti vuol fare osservare a Matelda che la presenza di un fiume e del vento nel Paradiso terrestre contrastano con quanto poco prima egli &#8220; aveva appreso &#8220; da Stazio, e cio\u00e8 che nel Purgatorio non avvengono perturbazioni atmosferiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Vale &#8220; venire a sapere &#8220; anche quando \u00e8 seguito da una proposizione oggettiva: Vn XII 6 Beatrice udio da certe persone&#8230; che la donna la quale io ti nominai&#8230; ricevea da te alcuna noia; Rime CXIV 5 i&#8216; ho di voi pi\u00f9 volte udito \/ che pigliar vi lasciate a ogni uncino; Pd IV 97 potesti da Piccarda udire \/ che l&#8217;affezion del vel Costanza tenne; Cv IV XXVII 2, Fiore X 1, CXXXIV 1.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Quando \u00e8 seguito da un complemento di argomento ha l&#8217;accezione di &#8220; sentir parlare &#8222;: Vn XXII 4 se non fosse ch&#8217;io attendea audire anche di lei&#8230; io mi sarei nascoso incontanente; Cv IV XXIX 6 lo ma[l]estr[u]o figlio&#8230; l&#8217;oppinione di coloro che hanno udito bene de li suoi maggiori, fa pi\u00f9 debile; If II 66 temo&#8230; \/ ch&#8217;io mi sia tardi al soccorso levata, \/ per quel ch&#8217;i&#8216; ho di lui nel cielo udito (&#8220; ho sentito dire &#8222;); Pg XXXII 65 assonnaro \/ li occhi [di Argo]&#8230; udendo di Siringa (&#8220; sentendo narrare &#8220; la storia di Siringa); e cos\u00ec in Cv III Amor che ne la mente 8 e 10, IV Le dolci rime 133 e 135.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Seguito da un&#8217;interrogazione indiretta compare solo in poesia con l&#8217;accezione di &#8220; apprendere &#8222;: Vn VIII 4 2 Piangete, amanti, poi che piange Amore, \/ udendo qual cagion lui fa plorare (ripreso, con costruzione diversa, al \u00a7 7); Pd XXVI 109 Tu vuogli udir quant&#8217;\u00e8 che Dio mi puose \/ ne l&#8217;eccelso giardino; altri esempi in Rime CVI 123, Pg X 107, XXXI 47, Pd XVI 76, XXVIII 55.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">In senso pi\u00f9 generico vale &#8220; sentir dire &#8222;, &#8220; sentir raccontare &#8222;: Cv I IV 4 per\u00f2 che alcuna oppinione fanno ne l&#8217;altrui fama per udita&#8230; quasi menzogna reputano ci\u00f2 che prima udito hanno; II XII 3, III I 11, IV XV 6, If XX 97 t&#8217;assenno che, se tu mai odi \/ originar la mia terra altrimenti, \/ la verit\u00e0 nulla menzogna frodi; XXXI 4, Pd XI 67.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Quando regge un complemento oggetto indicante persona pu\u00f2 valere &#8220; sentire qualcuno mentre parla &#8222;, intendendo il significato delle parole o rendendosi conto dell&#8217;intonazione della pronuncia: If XXVIII 12 fiorentino \/ mi sembri veramente quand&#8217;io t&#8217;odo; Pg XIV 55 N\u00e9 lascer\u00f2 di dir perch&#8217;altri m&#8217;oda; Fiore LXVII 10 Po&#8216; dica, ch&#8217;ella l&#8217;oda, come saggio, \/ che per lei far\u00e0 far gran processione. E cos\u00ec in If XXVI 49, XXVIII 52, XXIX 99, Pg IV 14, XVI 22, Fiore XXXVI 1.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Altre volte il verbo allude in modo pi\u00f9 chiaro all&#8217;attenzione che il soggetto porta a chi parla, e diventa perci\u00f2 sinonimo di &#8220; ascoltare &#8222;: Vn XXXI 15 59 Pianger di doglia&#8230; \/ mi strugge &#8218;l core&#8230; \/ s\u00ec che ne &#8217;ncrescerebbe a chi m&#8217;audesse; If XXI 74 Innanzi che l&#8217;uncin vostro mi pigli, \/ traggasi avante l&#8217;un di voi che m&#8217;oda; Pg XVI 145 Cos\u00ec torn\u00f2, e pi\u00f9 non volle udirmi. Altri esempi in Vn VII 3 4, e 7, XII 11 11, Rime XLVIII 8, CVI 118, CXVI 2, Cv I IV 6, II II 7, IV XXIX 1, Pg XXXI 45.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Quest&#8217;accezione \u00e8 pi\u00f9 evidente quando il verbo \u00e8 usato all&#8217;imperativo, in espressioni alle quali, oltre alla sostenutezza del tono, d\u00e0 spesso rilievo la posizione in apertura o in chiusura di periodo: Vn VIII 6 9 Audite quanto Amor le fece orranza (ripreso al \u00a7 7); Cv IV XXVII 15 Udite, ostinati, che dice Tullio contro a voi; Rime dubbie XXX 12, If XXIV 142 apri li orecchi al mio annunzio, e odi; e cos\u00ec in Cv IV V 2, XXIV 14, XXVIII 6 (prima occorrenza), Pg XIII 113, Fiore LIV 13.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Come osserva Belacqua, soltanto una preghiera che sgorga da un cuore in grazia di Dio &#8217;n ciel&#8230; \u00e8 udita (Pg IV 135); \u00e8 questo l&#8217;unico caso in cui u. assume il significato di &#8220; dare ascolto a una richiesta &#8222;, &#8220; esaudirla &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff9900;\">Per calco dal latino audire aliquem, di frequente u. assume nella lingua del tempo il significato di &#8220; ascoltare le lezioni di qualcuno &#8222;, &#8220; esserne discepolo &#8220; (cfr. Sacchetti Trecentonovelle XL &#8220; io scrittore, essendo con certi scolari che udiano da messer Agnolo da Perugia, dissi che&#8230; &#8222;). Quest&#8217;uso \u00e8 ignoto al lessico dantesco, ma assai vicino a esso \u00e8 il passo di If XXIII 142-143 E &#8218;l frate: &#8220; Io ud\u00ec&#8216; gi\u00e0 dire a Bologna \/ del diavol vizi assai, tra &#8218; quali udi&#8216; \/ ch&#8217;elli \u00e8 bugiardo e padre di menzogna &#8222;: &#8220; probabilmente nel senso latino di: udire a scuola, intendendosi nelle scuole di teologia della dottissima Bologna &#8220; (Mattalia). Altri passi possono essere pienamente intesi se si attribuiscono al verbo accezioni che, in qualche modo, si collegano a quel valore. Cos\u00ec, in If II 114 fidandomi del tuo parlare onesto, \/ ch&#8217;onora te e quei ch&#8217;udito l&#8217;hanno, il Porena spiega &#8220; compreso bene &#8222;, il Chimenz &#8220; ne han fatto profitto &#8222;, il Sapegno &#8220; inteso, facendone tesoro &#8222;. Come osserva il Chimenz, in Pd X 126 l&#8217;anima santa che &#8218;l mondo fallace \/ fa manifesto a chi di lei ben ode, &#8220; non \u00e8 chiaro se fa manifesto debba riferirsi alla vita di Boezio, che&#8230; \u00e8 essa stessa una lezione della fallacia dei beni mondani; ovvero alla sua opera, che del sentimento di quella fallacia \u00e8 tutta piena &#8222;; in ogni caso, a chi di lei ben ode va interpretato &#8220; chi ne medita l&#8217;insegnamento &#8222;. Il riferimento all&#8217;insegnamento \u00e8 anche pi\u00f9 immediato in Fiore CLXIV 7 ma guardati&#8230; \/ di ritener la lezion c&#8217;hai udita, \/ e saviamente la ripeterai. Persino in Vn XIX 22 io temo d&#8217;avere a troppi comunicato lo&#8230; intendimento [della canzone Donne ch&#8217;avete] pur per queste divisioni che fatte sono, s&#8217;elli avvenisse che molti le potessero audire, sembra necessario attribuire ad audire il significato di &#8220; apprenderle &#8222;.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">5. L&#8217;infinito preceduto dalla preposizione \u201b a &#8218; compare con un valore limitativo analogo a quello del supino latino passivo quando il sintagma \u00e8 retto da un aggettivo che indica come una cosa \u00e8 giudicata o appare a qualcuno: Vn XIII 4 lo nome d&#8217;Amore \u00e8&#8230; dolce a udire; XVII 2 la nuova matera \u00e8 dilettevole a udire; e cos\u00ec in II 9, XXIII 16 amorosa cosa da udire; Cv I II 17; Pg XIII 145.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808000;\">Il participio passato ha sempre funzione verbale, anche quando non \u00e8 unito all&#8217;ausiliare, sia in costruzione assoluta (Pg XXVIII 116 Non parrebbe&#8230; meraviglia, \/ udito questo, quando alcuna pianta \/ sanza seme palese vi s&#8217;appiglia), sia con valore di proposizione relativa (Vn XX 1 avendo forse per l&#8217;udite parole speranza di me).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>__________ udire,<\/p>\n<p>und das im Herzraum quellewurzeln.. ist also sehr wohl etwas Besonderes.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">vom &#8222;u&#8220; zum &#8222;i&#8220;m also der Tiefe ins Ich, sch\u00f6n.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>_____wenn man Geh, f\u00fchle! einfach nicht l\u00fcgt,<\/p>\n<p>wenn man Gef\u00fchle einfach von sich nicht zu l\u00fcgen verlangt,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>wenn man Gef\u00fchle einfach von anderen nicht zu l\u00fcgen fordert,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>was werden sie dann?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>das heilige, heilende, heile Lauschen &nbsp; &nbsp; Der Treccani spricht: udire (audire; odire). &#8211; 1. Compare in tutte le opere, compresi il Fiore e il Detto, con un indice di frequenza abbastanza elevato (234 presenze complessive); le forme pi\u00f9 attestate sono l&#8217;infinito, il passato remoto e il presente indicativo. Nella coniugazione sono da notare: imperf. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-60362","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-allgemeines"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60362","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60362"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60362\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/orgelimstephansdom.at\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}